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“Getto ancora una volta la rete nella fonte della mia vita rete fatta di fili di speranza, nodi di poesia..”

(F.G.Lorca)


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giovedì, 24 aprile 2008

Oggi ho cancellato ciò che avevo scritto .

Abbraccio coloro che mi hanno letta augurando a tutti buona vita.

Unaenessuna deve andare perchè il vento è cambiato

 

Postato da: unaenessuna a 13:12 | link | commenti (2)

venerdì, 28 marzo 2008

Calpurnia
 
La famiglia non aveva visto di buon occhio né il fidanzamento né quel matrimonio celebrato nella piccola chiesa in fondo alla via.
Lei, la sposa, fasciata nel suo abito di lana verde con una cintura tempestata di paillette doveva essersi stretta di più a quel marito tanto più altro di lei, forse per trovare conforto al disappunto generale, forse per sentirsi rassicurata nella sua contestata decisione
Neppure la famiglia di lui si era dimostrata contenta: chissà perché quel figlio adorato si era messo in testa di sposare proprio lei quinta figlia di una famiglia del nord così diversa e così altezzosa nella sua malcelata nobiltà.
La coppia dei novelli sposi in realtà era tanto diversa in età ed in altezza quanto per usi e costumi.
Ma si sa le ragioni del cuore non seguono percorsi logici e così contro il parere generale erano convolati a nozze.
Certo né la famiglia di lei né quella di lui sapevano quante volte lo sposo, dichiarando il proprio amore, la avesse minacciata di porre fine alla propria vita se lei lo avesse lasciato e neppure sapevano quanto fossero insistenti quelle parole.
Diverso da lei in tutto: lei cresciuta in una grande famiglia fra sorelle e fratelli ed all’insegna della severità; lui, figlio unico, di genitori anziani, amato oltre ogni dire, viziato ed osannato dalla madre più del dovuto.
La sposa si era ripetuta che, nonostante il carattere focoso e prepotente, sarebbe potuto risultare un buon marito e che amore e pazienza, lo avrebbero trasformato un giorno in un buon padre.
Dopo un breve viaggio di nozze al nord, ospiti di una sorella minore andata in sposa ad un ufficiale, andarono ad abitare in un piccolo appartamento messo a disposizione dai genitori di lei, al secondo piano della casa di famiglia, e da lì iniziò la loro vita di coppia.
La morte del primo figlio, nato prematuro, dovette acuire i contrasti che già si stavano delineando e che aumentarono con la nascita di una figlia femmina, anch’essa prematura. Questa nascita, non solo non consolò il padre della perdita del primogenito ma, mentre la madre combatteva per la sopravvivenza della figlioletta, lui si allontanò sempre più dedicandosi a piaceri diversi da quelli domestici. La perdita di un terzo figlio maschio e le continue assenze dello sposo, impegnato a vivere i suoi giorni fra altre braccia, posero fine al matrimonio.
Una sera, al rientro, lo sposo fu accolto da un fratello maggiore della moglie: vattene gli disse e torna solo quando avrai capito quale è il tuo dovere di marito e padre. Tua moglie è sfinita dalle tre gravidanze, dalla perdita di due figli e dalla passione per crescere bene la vostra creatura senza che tu le dia il minimo aiuto.
Lui se ne andò e lei rimase nella casa al secondo piano del palazzo, senza conforto da parte dei suoi, mal vista dai genitori di lui, con la bimba di tre anni, a fare i conti con il proprio futuro, con la società del tempo e con la propria solitudine.
Da giovane era stata una ragazza gracile, spesso malata, ma queste continue malattie se la un lato la costringevano sola in un letto, dall’altro le avevano insegnato che si poteva sopravvivere appagando la mente e lo spirito con la lettura.
Così, nelle interminabili notti in cui il sonno tardava a venire, la luce della lampada velata da un panno per non destare la figlioletta, lei leggeva un libro dopo l’altro ed ascoltava musica o prosa, trasmessa dalla piccola radio sul comodino.
Il giorno, affidata la figlia alle cure di una povera donna di nome Natalia, che a stento sbarcava il lunario per colpa di un marito perso fra bicchieri di vino, correva al lavoro per poi rientrare affannata a consolare la figlia della lunga assenza.
Furono anni difficili: il padre, da sempre suo punto di riferimento nonostante la severità, era improvvisamente morto e la madre, rimasta vedova, si era data a viaggi e soggiorni climatici. Le sorelle, tutte sposate, sebbene fossero molto legate fra loro e condividessero da sempre gioie e dolori, non potevano recarle particolare conforto, tutte prese come erano dalle proprie incombenze familiari.
Dei due fratelli maggiori, uno, quello a lei particolarmente caro, viveva all’estero e l’altro, scapolo impenitente, era diviso fra lavoro e fidanzate.
La famiglia l’amava, non c’era alcun dubbio, ma velatamente la rimproverava di aver deciso della propria vita nonostante i ripetuti avvertimenti e quella brutta situazione non poteva ricadere su di essa più del dovuto.
Fu così che - riprese in mano le redini della propria vita - decise che quella figlia per quanto nata da un matrimonio sbagliato sarebbe cresciuta bene, con amore ed a costo di qualunque sacrificio, con o senza l’aiuto degli altri.
Fu una sorella, di poco minore, sposata senza figli, a sostenerla nel suo impegno di madre e tanto si prodigò che il ruolo di zia, nel cuore della bambina, si trasformò presto in quello di seconda mamma.
Il tempo passava e fra amore e sacrifici la figlia cresceva mentre alla madre i capelli diventavano bianchi .
Bianchi come la neve, sottili e morbidi con fili di seta. Minuta, sempre più minuta; le lunghe dita affusolate che un tempo correvano agili sulla tastiera di un pianoforte, erano diventate nodose, con le fragili vene in evidenza.
Mani con le quali aveva accarezzata la testa della figliola per tranquillizzare il suo sonno, che avevano provveduto a curare con delicatezza piccole ferite, cucito abilmente abiti o ricamato o cucinato qualcosa che solo lei sapeva fare o sfogliato le pagine di un giornale per lasciarle poi tutte confuse e mescolate:una sua debolezza della quale sorrideva alzando le spalle.
Perché lei in vita sua di debolezze se ne era concessa ben poche.
La ragazzina fragile e malaticcia si era trasformata in una piccola donna energica e determinata, tanto generosa con gli altri quanto parsimoniosa con se stessa.
Eppure nel suo essere attenta e misurata era riuscita a concedersi il piacere dell’arte, della musica e di qualche viaggio che aveva fatto, una volta ultimato il suo compito di educare, crescere e sposare la amata figliola. Viaggi dei quali parlava spesso e che con il passare del tempo diventavano sempre più confusi.
Quando ero in Egitto, diceva, non sono entrare nella piramide…La casa dello zio in Argentina è una villetta molto accogliente… il Giappone è molto bello ..Mosca mi ha delusa mentre San Pietroburgo è splendida e così via, con altri luoghi sparsi per il mondo
Ricordi al limite fra sogno e realtà, perché qualcuno di quei viaggi c’era stato ma non tutti; alcuni si erano generati ed avevano preso consistenza attraverso le letture o i documentari che a lei piacevano e che l’avevano tenuta alzata la notte fino a tarda ora.
Con la perdita della sorella, una parte di sé chiuse per sempre con il presente e Lei ritornò in seno alla famiglia, all’infanzia, ai giorni della adolescenza, alle sorelle ed ai fratelli.
Le sue malattie, la casa paterna, la passeggiata che il padre imponeva mentre con il bastone da passeggio teneva in riga i figlioli; il collegio con le suore cattive, il freddo dei rigidi inverni.
Della donna di un tempo conservava la voglia di vivere e l’entusiasmo ad uscire a camminare e per rendere più convincente quel suo bisogno, era solita dire che il medico un giorno le aveva consigliato una passeggiata quotidiana di almeno mezzora e che se voleva mantenersi in salute doveva attenersi a quella prescrizione.
Anche quando l’andatura si era fatta più lenta, quando per camminare doveva appoggiarsi al braccio di qualcuno, non aveva rinunciato al piacere di uscire, di guardare il cielo o gli alberi lungo il viale che percorreva battendo con il bastone, per gioco, ora una ringhiera ora il marciapiede. Da sempre aveva amato i fiori, il sole, le cose create e quando sua figlia, di ritorno da una gita ad Assisi le aveva portato un piccolo libro con il cantico delle creature, lei aveva fatto di quelle parole la sua preghiera preferita.
Ogni sera prima di dormire, pregava in silenzio e ringraziava Dio ora del letto caldo che le aveva concesso, ora delle stelle del cielo, pregava per i suoi cari, per quelli che non c’erano più e per quelle che chiamava con amore “le mie creature” : la figlia e la nipote.
 
Era il primo giorno di Agosto, il sole stava tramontando ………………
 
Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
 
 
 
                                    A mia mamma con tutto il mio amore

Postato da: unaenessuna a 18:40 | link | commenti (1)
diario

mercoledì, 28 dicembre 2005

L'affabulatrice

L’anno sta per finire e con esso anche il mio viaggio a ritroso nel tempo e nella memoria.

Un anno di vita vissuta al passato.

Ricordi riaffiorati quasi per caso in ordine sparso ma collegati l’uno all’altro da un unico sentimento: l’amore.

Amore dato e ricevuto, amore negato, amore finito, amore ritrovato ed ancora perduto.

Amori familiari, amori di ragazza, amori di donna, ma soprattutto amore di madre perchè ogni pensiero, ogni parola da me scritta è dedicata a mia figlia affinchè , attraverso i ricordi, apprenda qualcosa in più di questa donna che la vita ha voluto fosse sua madre.

Dodici mesi per ricomporre il mio mosaico e salutare ancora una volta tante e tante persone che hanno fatto parte di me e mi hanno resa quella che sono oggi.

In questo mio vagare a ritroso e raccontando la mia fiaba, ho incrociato altre vite, quelle di chi ha avuto la gentilezza di leggermi e la sensibilità di comprendermi e che, con i propri commenti, mi ha aiutata a guardare oltre le ombre del passato.

Una di esse mi è cara da tantissimi anni, due le conosco da molto, altre ho avuto la gioia di incontrarle, altre ancora le ho viste attraverso la loro anima.

Arrivata agli ultimi giorni di questo A.D.2005, desidero ringraziare quei pochi ma veri amici di questo blog, riportando per ciascuno di essi un commento che, più di altri, è arrivato con forza al mio cuore e così facendo mi ha indicato una nuova strada da percorrere:

Ecco amici miei la vostra voce, in ordine sparso,  come la mia vita:

Anairda : "ora credo che stai veramente terminando la lista degli addii.. dovevi farlo, ritrovare tutte le buone persone che ti hanno accompagnata per un pezzo di strada, e che in un modo o nell'altro, se ne sono andate. Ritrovarle, rappacificartici, perdonarle, amarle ancora un po' e poi: LASCIARLE ANDARE per poter ricominciare a vivere la tua vita! con tanto affetto, dalla tua amica che c'è"

 -  Respiromare:  "Attimi di vita. Delicati come solo tu sai narrare. Eppure. Eppure, Ross, stasera, leggendoti, mi sono chiesto se non mi farebbe piacere leggere un racconto al presente. Si, dopo tanti passati remoti"

-  gohome: "Ma adesso sorridi....hai pur sempre quella meravigliosa fata"

SwannilCigno: "Spero sia l'ultima perla di una lunga collana di dolori"  

- hardfight: "Chi ti ha amata, e non c'è più, certamente voleva e vorrebbe il tuo bene, e quindi capirebbe che la vita va sempre avanti, deve farlo"

 - ilviandante: "Saggia, come sempre, nel dispensare consigli con quel tuo fare semplice, in punta di piedi, dolce e al tempo stesso deciso, come per dire: "Ma diamine! su, che sono questi i problemi?"

 - Allegr@ : "La dolcezza stempera la nostalgia e val la pena avere dei ricordi così vivi. Vivi"

- Notforever : "in fondo ognuno di noi oltre che ad essere carne sangue e ossa e' anche pensiero e ricordo nella testa di qualcuno...e non mi sembra sia un cattivo modo di "esserci" 

- lori:  "quanta dolcezza e quanta malinconia"

- Charlaile : "ma la Magia dei cavalli, rimane, ed è una cosa che pochi, veramente pochi possono, hanno la fortuna di vivere. "

- sibillacumina :  "passione...luce...rinascita...queste le parole che associo al tuo post!"

- branzinoalsale : "buona giornata ! che sia piena di emozioni e cose belle"

- Artemisia: "Il poeta è un albero con frutti di tristezza e con foglie secche, per piangere ciò che ama..."  (F. G. Lorca)

.................Prima che l’anno finisca , unaenessuna -  l'affabulatrice -  vi stringe  a sè con affetto augurando a ciascuno di voi di riconoscere l’amore nel vostro e nel cuore degli altri.

BUON ANNO AMICI MIEI

Rossana

 

 

 

Postato da: unaenessuna a 12:20 | link | commenti (33)
diario

domenica, 02 gennaio 2005

A dire il vero è un poco assurdo ma visto che il nuovo anno ha emesso il primo vagito .. o quasi .. eccomi ci sono anche io!!!!!!

Postato da: unaenessuna a 18:32 | link | commenti (4)